Monumento simbolo di Milano e una delle immagini dell’Italia nel mondo, il Duomo è un capolavoro del tardo gotico. Iniziato nel 1386, dopo l’abbattimento della Basilica si Santa Maria Maggiore e della Chiesa di Santa Tecla, il Duomo è dedicato a Santa Maria Nascente. Interamente costruito in marmo, è impressionante per la mole (è la terza chiesa più grande del mondo cattolico dopo San Pietro e la Cattedrale di Siviglia) e soprattutto per l’eccezionale ricchezza decorativa (l’edificio è punteggiato da 3400 statue, 96 doccioni e migliaia di mezzibusti e altorilievi).

I lavori per la costruzione di questo enorme edificio durarono quasi seicento anni. La facciata fu terminata solamente nel 1813 e molti piccoli lavori di rielaborazione continuarono per tutto l’Ottocento. L’ultimo intervento risale agli anni Cinquanta del Novecento, quando furono poste le ultime formelle bronzee a completare il portale destro della facciata.

Oggi l’edificio occupa buona parte della piazza e permette al visitatore di osservarlo da tutti i lati. Il momento migliore è nelle sere di primavera quando il sole basso illumina interamente la facciata, donando al marmo di Candoglia che la ricopre il suo caratteristico colore rosato.

Ma il Duomo risulta sorprendente in qualunque momento. Così scriveva il grande poeta romantico inglese Percy Bysshe Shelly a un amico durante un soggiorno a Milano nel 1818: «Il Duomo è una sorprendente opera d’arte. E’ fatta di marmo bianco, tagliata a pinnacoli di immensa altezza, lavorati con la massima delicatezza, e carica di sculture. Il suo effetto, quando si staglia con le sue guglie abbaglianti sulla serena profondità del cielo italiano, o alla luce lunare, quando le stelle sembrano raccogliersi tra quelle sagome, è superiore a qualsiasi altra opera che credevo possibile produrre in architettura. L’interno, benché sublime, è di carattere più terreno. Con i suoi vetri istoriati, le colonne di granito massiccio, sormontate da antiche figure, le lampade d’argento che bruciano costantemente sotto il baldacchino di stoffa nera, vicino all’altare di bronzo e l’intaglio di marmo della volta, gli danno l’aspetto di un sontuoso sepolcro. C’è un luogo solitario tra queste navate laterali, dietro all’altare, dove la luce del giorno è fioca e giallastra sotto le vetrate istoriate, e lì ho scelto di leggere Dante».

Mentre lo scrittore americano Mark Twain del Duomo scriveva: «Comunque si guardi alla grande cattedrale è nobile e bella. Dovunque ci si trovi a Milano, o entro sette miglia da Milano, essa è visibile, e null’altro può competere nel catturare l’attenzione. Lascia correre per un attimo gli occhi liberi dalla volontà e essi ne andranno in cerca. E’ la prima cosa che cerchi quando ti alzi al mattino e l’ultima su cui lo sguardo si posa la sera. Senza dubbio deve essere la creazione più regale che umano intelletto abbia potuto concepire. Dicono che il Duomo di Milano venga solo dopo San Pietro a Roma. Non riesco a capire come possa essere secondo a qualsiasi altra opera eseguita dalla mano dell’uomo».

Impossibile qui elencare tutta la miriade di capolavori che si trovano all’esterno e all’interno del Duomo, ci vorrebbero decine e decine di pagine. Ci limiteremo quindi ad annotare alcune cose che non vanno assolutamente perse durante la visita alla cattedrale di Milano.

La prima cosa, la più importante, è l’atmosfera mistica e raccolta che accoglie il visitatore non appena entra nella cattedrale. Le cinque navate scandite da pilastri creano una penombra che amplifica il rapporto con un mondo mistico e altro. Dopo aver girovagato e assaporato l’atmosfera di questo luogo magico, concentriamoci invece sui capolavori dell’arte. Anzitutto non bisogna perdersi le tante vetrate con le storie dei santi. Le più belle sono le quattrocentesche Storie di san Giovanni Evangelista (prima campata a destra), e Storie di sant’Eligio di Nicolò da Varallo (sesta campata a destra), le Storie di San Giacomo Maggiore di Corrado de’ Mochis (nel transetto destro),e anche le Scene della vita di santa Caterina di Alessandria, sempre di Corrado de’ Mochis ma questa volta su disegni di Biagio e Giuseppe Arcimboldi (ancora nel transetto destro) ,e ancora le Storie del Nuovo Testamento (quinta campata di destra), e le Storie di san Giovanni Damasceno realizzate da Nicolò da Varallo nel 1479 (transetto sinistro). Anche se forse le vetrate migliori sono quelle con i Profeti nei trilobi delle gugliette sopra l’altare di San Martino, che sono attribuite a Michelino da Besozzo.

Particolarmente interessanti anche i sarcofagi e le sepolture conservate in Duomo, alcune appartenenti a personaggi di spicco della storia di Milano e altre apprezzabili anche solamente per i grandi meriti artistici. Ad esempio l’eccezionale sarcofago del mercante Marco Carelli (quarta cappella di destra) realizzato su disegno di Filippino degli Organi nel 1406, con statue scolpite da Jacopino da Tradate. O quello della cappella successiva che accoglie le spoglie di Gian Andrea Vimercati, abbellito da due superbe sculture di Bambaia. Dello stesso scultore in Duomo si trova anche una pala d’altare marmorea con la Presentazione di Maria (nel transetto destro).

Da non perdere sono anche la statua di Martino V di Jacopino da Tradate del 1424, che si trovava nel deambulatorio, e il duecentesco crocifisso rivestito con una dalmatica, anch’esso nel deambulatorio. Per quanto truce nella sua fedele riproduzione della realtà, merita un’attenta osservazione anche il San Bartolomeo Scorticato scolpito da Marco d’Agrate (nel transetto destro).

Prima di uscire merita un’ultima occhiata l’enorme presbiterio che avanza fino a coprire parte della navata centrale. Mantiene intatta la struttura con cui lo progettò Pellegrino Tibaldi in osservanza della riforma liturgica del Concilio di Trento. Al centro troneggia l’altare che era già della preesistente Basilica di Santa Maria Maggiore e che fu riconsacrato da Martino V nel 1418 (molti secoli prima che i lavori di costruzione fossero portati a termine). Dominano il presbiterio due enormi pulpiti cinquecenteschi realizzati sempre su progetto  di Pellegrino Tibaldi, uno dedicato alle Storie del Vecchio Testamento (quello di sinistra,retto da statue rappresentanti i Dottori della Chiesa) e l’altro alle Storie del Nuovo Testamento (quello di destra con statue con gli Evangelisti).

Fonte: 1001 Cose da Vedere a Milano – Gian Luca Margheriti – Newton Compton Editori.

Foto e altre info: http://www.duomomilano.it/it/